Sul Maschile #16 Violenza endemica

Capitolo 4: Violenza maschile / 1

4.2. Violenza endemica

La Convenzione sull’Eliminazione di tutte le forme di Discriminazione contro le Donne (Cedaw) è stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre del 1979, ed è entrata in vigore a livello internazionale dal 3 settembre del 1981.

In Italia ha avuto ratifica il 10 giugno del 1985, tramite l’ordine d’esecuzione dato con la Legge N° 132 del 14 marzo dello stesso anno, ed è entrata in vigore dal successivo 10 luglio.

Nel preambolo della suddetta Convezione, pur facendo riferimento all’esistenza di numerosi strumenti a contrasto delle discriminazioni – Statuto delle Nazioni Unite; Dichiarazione Universale dei Diritti Umani; patti internazionali sui diritti umani; convenzioni internazionali; risoluzioni, dichiarazioni e raccomandazioni adottate da organizzazioni e agenzie specializzate – viene espressa la preoccupazione che le donne continuano ad essere oggetto di gravi discriminazioni.

La potenza intellettuale delle dichiarazioni fissate nella Convenzione, fu quella di riaffermare l’importanza di tutti i passi, culturali e normativi, sanciti fino a quel particolare momento storico; mostrando – in parte – anche le debolezze di taluni strumenti e indicando tramite un documento accurato e articolato, tutte le azioni e i programmi – culturali e sociali in primis e normativi poi – necessari all’attuazione di un cambiamento concreto.

La Convenzione abbandona la strada della neutralità che, in quei tempi, si stava indirizzando verso la produzione di norme non discriminatorie generaliste, come avvenne ad esempio per il testo dell’articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e in altri atti e documenti in materia. Predilige, invece, un sentiero laterale, con fare specialistico e particolareggiato, finemente adeguato alla differenza espressa dal femminile anche nella sua condizione più terribile: quella di subire la violenza.

Richiama alla memoria quali siano gli ostacoli alla partecipazione delle donne alla vita politica, sociale, economica e culturale del proprio paese, e quale ricchezza sarebbe per il benessere della società e della famiglia, e per il bene dell’umanità, un pieno dispiegarsi delle potenzialità delle donne.

Auspica la realizzazione della piena parità tra uomo e donna, con la convinzione che lo sviluppo pieno e completo di un paese, il benessere del mondo e la causa della pace esigono la massima partecipazione delle donne, in condizioni di parità con gli uomini in tutti i campi.

Ribadisce l’enorme contribuito delle donne al benessere della famiglia ed al progresso della società, sottolineando l’importanza del ruolo sociale della maternità e riconoscendo altrettanta importanza al ruolo paterno nella cura della prole, avvalorando il ruolo di entrambi i genitori nella famiglia e nell’allevamento dei figli, il quale richiede una condivisione delle responsabilità tra uomini e donne, e con la società nel suo insieme.

Infine, ci indica – e ciò dovrebbe far riflette soprattutto la parte maschile della società e tutti coloro che si occupano a vario titolo della sua educazione e formazione – che, per poter ottenere una piena uguaglianza fra uomini e donne, è necessario un mutamento nel ruolo tradizionale dell’uomo nonché nel ruolo delle donne nella società e nella famiglia.

 « L’espressione “discriminazione contro le donne” sta ad indicare ogni distinzione o limitazione basata sul sesso, che abbia l’effetto o lo scopo di compromettere o annullare il riconoscimento, il godimento o l’esercizio da parte delle donne, indipendentemente dal loro stato matrimoniale e in condizioni di uguaglianza fra uomini e donne, dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, culturale, civile, o in qualsiasi altro campo. »1

La Dichiarazione sull’Eliminazione della Violenza contro le Donne è stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre del 1993 con risoluzione 48/104.

Tale Dichiarazione si pone in continuità con la precedente Convenzione del 1979, riaffermando il bisogno urgente di una universale applicazione di diritti e di principi con riguardo all’uguaglianza, alla sicurezza, alla libertà, all’integrità e alla dignità di tutte le persone umane; e rimarcando che il raggiungimento dell’uguaglianza– intesa come espressione di sé, con gli stessi diritti e doveri, in tutte le sfere della vita – e della parità fra i sessi, sia limitato da una violenza continua ed endemica.

La violenza sulle donne, e cioè la violenza maschile, è violenza endemica: una violenza diffusa nello spazio di qualsiasi paese e territorio; persistente nel tempo e presente in ogni epoca; radicata nelle culture e nelle comunità, dove viene tramandata distrattamente fra i bauli e i bagagli delle tradizioni.

Tale violenza esprime lo squilibrio atavico e storico, tuttora vigente, nelle dinamiche all’interno delle relazioni – non solo intime – tra donne e uomini, il quale ha condotto una parte dell’umanità – quella maschile – alla dominazione cieca sulla sua parte complementare e supplementare – quella femminile – perdendo di vista l’essenza umana che si realizza nelle due declinazioni della stessa specie2.

Il meccanismo è perverso quanto rivoluzionario, nel senso che gira su sé stesso, e gira vorticosamente, e ogni volta che conclude una rotazione si ripropone identico a sé stesso, ed ogni volta è una rivoluzione tesa a sedare la ribellione del femminile – compreso quello che abita gli uomini– per l’emancipazione.

Sul Maschile

L’approccio socioculturale come metodo di prevenzione e trattamento dei comportamenti maschilisti

Stefano Decandia, Tesi di Laurea Magistrale

1 Convenzione sull’Eliminazione di tutte le forme di Discriminazione contro le Donne, 1979

2 Stefano Decandia, Come stimoli commestibili (poesia)
https://innamorandom.blogspot.it/2016/03/come-stimoli-commestibili.html

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