Nuovi Padri #7 Conclusioni

Nuovi Padri – Una sfida di genere

Conclusioni

Sai che delle volte mi vengono letteralmente le lacrime agli occhi quando vedo il figlio di Ninetto che c’ha un anno; mi vengono letteralmente le lacrime agli occhi per la pietà per il suo futuro.

Da un’intervista a Pier Paolo Pasolini, tratta dal documentario “Pasolini prossimo nostro” di Giuseppe Bertolucci

Una prima figura rudimentale di padre, nasce nel Paleolitico, con il passaggio dal mondo animale al mondo umano. Questa transizione avviene per il tramite di alcune importanti mutazioni antropologiche.

La fine della competizione violenta tra i maschi per il controllo delle femmine, che porterà ad una più equa spartizione delle femmine fra tutti i maschi del gruppo (e non solo tra quelli più forti). Ciò permetterà la canalizzazione della aggressività necessaria alla competizione verso altre attività non più zoologiche ma ormai umanizzate.

L’originarsi di primitive forme di coppia e quindi della monogamia, che condurrà al miglioramento della qualità della vita sessuale ed emotiva. L’attività sessuale si fa continuativa; i rapporti hanno una durata maggiore e non sono più legati solo al concepimento, con conseguente rafforzamento dei legami affettivi monogamici.

L’umano da quadrumane diviene bipede, in questo modo libera le mani e la bocca. Le mani diventano strumento di specializzazione sessuale dei compiti: le mani delle madri si curano dei piccoli e le mani dei padri si occupano del cibo e della difesa. Anche la bocca, ormai liberata dalla sua funzione prensile, da bocca aggressiva diverrà bocca comunicativa.

Con lo sviluppo psichico si rafforza una reciproca appartenenza psichica tra le coppie di genitori. La madre potrà guidare lo sguardo dei figli verso il padre.

I maschi – ormai padri – potranno stabilire dei legami col nucleo famigliare, con la propria compagna e con i figli.

Con un balzo negli ultimi millenni, ritroviamo il padre greco – che evidentemente poco conosce della paternità paleolitica – convinto della sua superiorità individuale – e anche genitoriale – dell’uomo sulla donna e del padre sulla madre. Il legame padre-figlio (maschio) è molto stretto ed è il legame sociale più importante che questa società conosca, e su cui essa si fonda.

Osservando gli ultimi secoli notiamo che il padre moderno ha scarse interazioni con i figli, è un padre assente che dedica la maggior parte del suo tempo al lavoro. Si occupa di prescrivere le norme e i valori, il suo ruolo è quello dell’educatore morale. Ha il compito di fungere da ponte tra il mondo famigliare interno e la società esterna, per lo meno per quanto riguarda i figli maschi. Porta con sé ancora le caratteristiche del padre tradizionale ma la sua autorità è in crisi, come è in crisi l’autorità a livello collettivo per via dei globali processi di democratizzazione.

Il padre contemporaneo, invece, è attraversato da una frattura, diviso tra: caratteristiche della tradizione, quali la divisione sessuale dei compiti e l’esercizio dell’autorità paterna; e caratteristiche della modernità: quali la riduzione dell’autorità e l’assenza in casa, con conseguente evanescenza dei legami affettivi, soprattutto nei confronti dei figli. È un padre in trasformazione che, da un lato, rimpiange il suo ruolo tradizionale di uomo austero e rigido, poco dedito alla espressione della propria interiorità e alle manifestazioni di affetto, ma da un altro lato, rivendica le stesse opportunità affettive offerte alle madri nel rapporto con i figli.

Questa rivendicazione paterna di un ruolo più consistente, di un ruolo che abbia e che lasci un segno nella vita dei figli (dall’etimologia di in-segnare, imprimere) è il punto di partenza per la realizzazione di questa figura mitica che è il nuovo padre. Certo è che questa nuova figura si scontra con quella più tradizionale che ha a che fare con una più rigida divisione dei ruoli e dei compiti, sia come genitori che come coniugi o partner e, ancora, ha a che fare con lo squilibrio di potere tra le generazioni dove l’adulto (soprattutto maschio) vedeva autorizzata la propria autorità in virtù del ruolo che ricopriva (padre; fratello; maestro; eccetera) e non da una corrispondente reale autorevolezza.

A prescindere dalle nostre preferenze nostalgiche o romantiche rispetto a figure maschili autoritarie (o al meglio autorevoli) che guidino le vicende famigliari senza troppi sentimentalismi o coinvolgimenti emotivi, possiamo ricordare gli uomini tutti d’un pezzo come i padri (già in crisi) tracciati ironicamente dal cinema italiano nella commedia degli anni Sessanta, uomini che preferivano letteralmente morire in silenzio piuttosto che creare scandalo destabilizzando il “naturale” ordine sociale delle cose. [*]

Quale futuro per i nuovi padri? Saranno all’altezza della sfida di genere a cui si rifà la propria rivendicazione? Si assumeranno le responsabilità che questo impegno comporta? Saranno in grado di realizzare concretamente la propria figura e il proprio ruolo nella società odierna, o resteranno anch’essi impigliati nella propria rivoluzione incompiuta?

Note: [*] Pietro Germi, Sedotta e abbandonata, 1964

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

Consultorio Maschile @ CoMa onlus
Sede legale Via Pablo Neruda, 4 – Nuoro
Sede operativa Via Trento, 39 – Nuoro
370 110 3121 (anche WhatsApp)
consultoriomaschile@gmail.com
comaonlus.org
facebook @comaonlus

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: