Nuovi Padri #5 La situazione italiana

Nuovi Padri – Una sfida di genere

2. La situazione italiana

«Il cambiamento delle madri ha stimolato anche, almeno in parte, quello dei padri.»
Anna Laura Zanatta, Nuove madri e nuovi padri

Si afferma in Europa il modello famigliare cosiddetto “ a doppio reddito” soppiantando il modello tradizionale che vedeva l’uomo come unico portatore di entrate monetarie (male breadwinner). Questo mutamento all’interno dei nuclei famigliari, andrà ad incidere su di un’altra importante trasformazione nei legami affettivi, modificando le strutture dei rapporti di genere e dei ruoli finora ad esso assegnati, che si manifesta con una maggiore partecipazione dei padri nell’allevamento dei figli.

Anche a livello politico e istituzionale, fanno la loro comparsa iniziative volte a favorire una partecipazione più attiva del padre all’interno dei sistemi famigliari: si veda la Direttiva comunitaria sui congedi parentali che sancisce il principio di sostituibilità dei genitori nei compiti di cura, ampliando il ventaglio dei diritti dei padri alla paternità consapevole.

Studi condotti in diversi paesi dell’area europea e degli Stati Uniti, mostrano come il tempo trascorso dai padri con i figli sia aumentato quantitativamente dalla fine degli anni Novanta alla metà degli anni Duemila. Con questo non si vuole certo dire che una reale intercambiabilità tra i genitori sia già in atto. Nel nostro paese, per esempio, questo cambiamento è ancora più lento che in altri: il ruolo del padre appare ancora molto legato alla tradizione, un modesto 11% dei padri italiani si occupa dei figli in età prescolare, contro un più consistente 57% dei padri danesi.

Sempre in Italia, sono più partecipativi i padri con un livello di istruzione intermedio e un impiego da dipendente pubblico o in un’impresa di grosse dimensioni, soprattutto con l’aumentare del numero dei figli e se la partner ha un impiego stabile.

D’altro canto, la donna, in famiglia, si trova sempre più spesso nella condizione di “doppia presenza”, divisa tra il mercato del lavoro e il lavoro di cura (dual burden, doppio carico). La presenza di un figlio o la nascita di altri figli dopo il primo rendono sempre più gravosi i compiti delegati alle madri (l’arrivo di un figlio porta alla cristallizzazione dei ruoli di genere) facendo aumentare, in loro, il grado di insoddisfazione generale, soprattutto a causa delle aspettative disattese da parte dei propri compagni. In Italia all’aumento della partecipazione femminile nel mercato del lavoro non si è associato un risoluto impegno nel lavoro di cura, e nelle attività domestiche, da parte degli uomini.

Quanto e, soprattutto, in quali attività sono realmente coinvolti i padri nel prendersi cura dei figli in età prescolare? Intendiamo con attività di cura, attività di routine, cosiddette “strumentali”, quali: vestire il bambino; preparagli i pasti; cambiargli il pannolino; fargli il bagno; metterlo a letto. Queste attività essenziali sono principalmente demandate alle madri, mentre i padri prediligono attività cosiddette “interattive”, come il gioco: attività gratificanti sul piano affettivo ma slegate dalle esigenze primarie del bambino. Va sottolineato però, che è proprio nello svolgimento delle attività essenziali che il genitore sviluppa la consapevolezza e la capacità di comprensione dei bisogni dei figli. Quando questo avviene anche nel rapporto padre-figlio (padre-figlia), l’emergere di questa relazione intima diverrà carattere permanente nello sviluppo della relazione nel tempo.

Si rileva, inoltre, che il grado di coinvolgimento dei padri sia fortemente influenzato dalle caratteristiche delle madri e, di contralto, le caratteristiche individuali dei padri influirebbero su di una minore o maggiore propensione alle attività di cura. Per altro, i padri di oggi, i padri più giovani, potrebbero essere più ben disposti ad occuparsi dei figli in quanto socializzati verso ruoli meno rigidi, in cui la divisione dei compiti per via sessuale è ampiamente messa in discussione.

Possiamo dire che in Italia, rispetto alle cosiddette attività essenziali di cui sopra, i padri siano divisi tra, una parte, circa un terzo, che se ne occupa quasi quotidianamente (ma in concreto come supporto all’attività materna soprattutto quando i figli sono molto piccoli), e un’altra parte, più o meno della stessa consistenza, che non se ne occupa mai, con un maggior assenteismo paterno al sud rispetto al nord.

I dati affermano che l’ipotesi che vede i padri giovani come più attivi non è propriamente confermata, mentre la partecipazione aumenta nei nuclei urbanizzati, dove i modelli tradizionali sono in declino e tra i padri che presentano un buon livello di istruzione. Sono maggiormente coinvolti i padri che svolgono attività lavorativa di tipo impiegatizio: gli insegnanti e i quadri, rispetto ai padri dirigenti, imprenditori e liberi professionisti, infatti, chi lavora più ore si occupa decisamente meno dei figli. Sono altresì più attivi i padri all’interno di coppie dove entrambi i partner sono istruiti.

Il coinvolgimento nelle attività di cura da parte del padre non aumenta con l’aumentare del numero dei figli, anzi, risulta che i padri più attivi siano quelli con figlio unico. Per altro, la presenza di aiuti esterni: nonni, baby-sitter eccetera, non si sostituisce alle cure paterne, ma pare che laddove vi siano aiuti esterni vi sia maggiore propensione alla collaborazione da parte del padre. Gli aiuti esterni sono in realtà forniti alla madre, e di questi aiuti si farebbe carico di una quota anche il padre.

I padri più giovani sono più attivi nella cura dei figli più grandi ma non dei più piccoli, mentre i padri con livelli di istruzione più bassi, se ne occupano meno in generale, soprattutto rispetto a bambini sotto i tre anni.

Infine, è minore la partecipazione da parte dei padri nelle famiglie monoreddito, dove la specializzazione dei ruoli è notevolmente più marcata, le attività di cura sono delegate alla moglie casalinga e poco condivise con i padri, a differenza di coppie con entrambi lavoratori in cui il coinvolgimento paterno emerge più spontaneamente.

Note: Alessandro Rosina e Linda Laura Sabbadini (a cura di), Diventare padri in Italia. Fecondità e figli secondo un approccio di genere, Istat, ottobre 2005

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

 

Consultorio Maschile @ CoMa onlus
Sede legale Via Pablo Neruda, 4 – Nuoro
Sede operativa Via Trento, 39 – Nuoro
370 110 3121 (anche WhatsApp)
consultoriomaschile@gmail.com
comaonlus.org
facebook @comaonlus

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...