Nuovi Padri #4 Paternità e Contemporaneità

Nuovi padri – Una sfida di genere

1. Breve storia della figura paterna

1.4. Paternità e Contemporaneità

La figura paterna contemporanea è contraddittoria, ambivalente: è una immagine scissa. Da una parte, una forma emergente di padre coinvolto nella cura dei figli e dedito alla espressione della affettività, e dall’altra, una forma nota, calcificata, ma che si ricostituisce con maggiore forza: il padre assente.

La sociologa e psicanalista Nancy Chodorow afferma che il comportamento umano non sia condizionato totalmente dall’istinto, come negli altri animali, ma che sia fortemente mediato dalla cultura. Pertanto, al di là di gravidanza, parto e allattamento, non ci sarebbe nessuna prova empirica che assegni una base biologica al comportamento materno. Basti pensare, come l’antropologia ci insegna, quanto la cura della prole possa essere delegata ad altre soggetti non nella persona della madre (madri non biologiche, bambini, uomini).

Prosegue Chodorow: ciò che riproduce le tipologie di personalità e di comportamenti femminili e maschili è la divisione culturale del lavoro per via sessuale. La perpetrazione di questo stesso sistema nelle generazioni e cioè l’allevamento in via esclusiva femminile, ripropone la capacità di allevamento, rafforzandola nel passaggio da madre a figlia femmina e inibendola nel passaggio da madre a figlio maschio.

Anche altri studi affermano che nella società contemporanea sia possibile che le cosiddette funzioni, materna e paterna, possano essere svolte intercambiabilmente da entrambi i genitori, e pertanto, indipendentemente dal genere.

La psicologia, fino agli anni Sessanta, restia ad attribuire al padre un ruolo diverso da quello marginale nelle prime fasi di vita del bambino; dagli anni Settanta in poi, comincia a riconoscere al padre un ruolo più consistente nello sviluppo e nella crescita del figlio. Il ruolo del padre, acquista caratteristiche definite sempre più materne e viceversa la madre acquisisce caratteristiche definibili paterne: ci si dirige verso una sostanziale omogeneizzazione dei ruoli genitoriali; sia nella sfera dell’espressività che nella sfera della funzionalità (per utilizzare le categorie parsoniane), condivise da entrambi.

«Le funzioni paterne, che un tempo a torto si consideravano specificatamente maschili, sono in realtà le funzioni adulte, al servizio della crescita psicologica dell’individuo.»

Il modello parsoniano è in declino, non è più adeguato a descrivere le realtà contemporanee. Le donne sono uscite dalla sfera del privato e occupano posti pubblici, con massiccio ingresso nel mercato del lavoro, divenendo loro stesse ponti tra la sfera interna ed esterna (privata e pubblica, famiglia e società).

Gli uomini, invece, sono entrati – in punta di piedi – nella sfera privata degli affetti e della cura. Alla ormai consolidata doppia presenza delle madri si affaccia una timida doppia presenza dei padri. Si passa dal modello tradizionale della specializzazione dei ruoli al modello contemporaneo della condivisione dei compiti (dedifferenziazione dei ruoli genitoriali).

Va segnalato che all’aumento, seppure esiguo, della occupazione femminile; il contrappeso della partecipazione maschile nel lavoro domestico e nella cura dei figli non è poi così favorevole.

È, per altro, palese la contraddizione maschile tra gli atteggiamenti (valori) in concordanza alla parità di genere e all’interscambiabilità dei ruoli genitoriali e i comportamenti (azioni) legati alla tradizione.

In Italia, la maggioranza dei padri rientra nella categoria di quelli definiti “in trasformazione”, in bilico fra tradizione e cambiamento. Mentre sono una esigua minoranza i padri definiti “post-trasformazione” che abbiano, pertanto, abbandonato radicalmente il modello tradizionale.

Note: Anna Laura Zanatta, Nuove madri e nuovi padri. Essere genitori oggi, Il Mulino, Bologna, 2011

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

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