Nuovi Padri #2 Il Padre nell’Antichità

Nuovi Padri – Una sfida di genere

1. Breve storia della figura paterna

1.2. Il Padre nell’Antichità

Ogni inizio dell’uomo, anche maschio, lo vede accompagnato da una donna, molto più grande di lui, regina del suo corpo: la madre.
Luigi Zoja, Il gesto di Ettore

La storia antica a cui faremo riferimento sarà quella della civiltà greca, in quanto culla della nostra società occidentale contemporanea.

Nel mito greco la cosmogonia fa risalire le origini dell’universo al caos: in principio fu il Chaos. La parola caos che oggi richiama i significati di disordine e confusione, etimologicamente significa fenditura, apertura, vuoto, dal verbo chaino: mi apro o chao, sono vuoto e, simbolicamente, abisso. Da questo abisso, da questa apertura, emerge l’immortale Gaia o Gea, personificazione della Terra, dalla quale, per partogenesi, sarà generato Urano, personificazione del Cielo, uguale e contrapposto ad essa.

La Terra, il femminile – come la divisione tra caccia e raccolta – e il Cielo, il maschile, più avanti sede degli dei dell’Olimpo.

Il mito greco si sposta dalla madre generativa, al padre celeste con autorità assoluta, tramite un passaggio di potere dalla terra Gea al cielo, verso il protetto Zeus. Sarà ella, infatti, a convincere gli dei a mettere nelle mani di Zeus l’autorità suprema. Ancora una volta, la madre, guida lo sguardo verso il padre.

Sono due i poeti antichi, i primi poeti dell’antichità che ci raccontano le vicende mitiche degli dei intrecciate alle vicende umane: Esiodo e Omero. Il primo diffida delle donne ma ci riporta anche a ciò che è basso e terrestre, il secondo, alto e nobile, si rifà solo agli dei celesti e alla società nobiliare, lasciando una decisiva impronta paterna nella cultura collettiva.

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Ci racconta Esiodo che il titanio Prometeo tese un ingannò al divino Zeus: per amore degli uomini – che fino ad allora erano solo maschi – gli fece dono del fuoco. Zeus, per punire gli uomini, creò la prima donna umana: Pandora. Da questo momento la Donna avrebbe portato sciagura tra gli uomini. Esiodo continua, esplicitando molto chiaramente i valori della Grecia arcaica: l’uomo che si sposa, soffre tutta la vita; quello che non si sposa, soffre ugualmente per la mancanza di figli. Avere discendenza è l’unico bene, ma questo vale solo per la continuità tra padre e figlio maschio. Per Esiodo la donna è un genos, una razza a sé, costituzionalmente incapace di dare. Una figura di donna lontanissima da quella di Gea Madre Terra e più vicina alle caratteristiche del prototipo femminile manifestato con Pandora: imprevidente; morbosa; avida: l’opposto di tutto ciò che rappresenta la maternità. Per l’uomo greco il divino padre sta sopra le dee, e al di sotto stanno gli uomini, i quali, sarebbero indiscutibilmente superiori alle donne: il padre è tutto e la donna è nulla, neppure madre.

È opportuno ricordare che due dei pilastri più importanti della cultura e del pensiero greco sul quale si fonda il nostro modo attuale di pensare e di ragionare, e su cui si erge la civiltà occidentale, definiscono la donna come: essere umano inferiore; essere allo stato animale e pertanto interdetto al possesso dell’anima, corpo senza anima; e ancora, maschio-sterile, incapace di generare in quanto incapace di produrre seme; mera materia, campo da inseminare nel quale cresce la vita donata dal maschio, unico vero generatore (Platone e Aristotele).

Note: Luigi Zoja, Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre, Bollati Boringhieri, Torino, 2000-2014

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

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