Nuovi Padri #1 Preistoria: le origini del Padre

Nuovi Padri – Una sfida di genere

1. Breve storia della figura paterna

1.1. Preistoria: le origini del Padre

Quando intuì l’importanza rivoluzionaria del padre, la madre «inventò» anche un atteggiamento di accoglienza che per la prima volta fu rivolto a un altro adulto: quello che ancora oggi gli uomini chiamano «femminilità». Poi guidò anche lo sguardo del figlio – che fissava solo lei – a guardare a sua volta verso il padre.
Luigi Zoja, Il gesto di Ettore

Alle origini della nostra storia umana la figura del padre non esiste, è slegata dal concepimento. Non si è nemmeno a conoscenza del fenomeno della fecondazione da parte dell’uomo. Il maschio, infatti, ancora non sa di avere un ruolo nel grande miracolo della nascita, che attribuisce tutto alla femmina, più avanti Dea Madre. È l’umanità intera a non possedere questo segreto, e pertanto, l’unica genitorialità possibile è quella materna.

Con questi propositi la soluzione è data: l’unica genitorialità naturale è quella materna. Per altro, in questo contesto, parlare di genitorialità è una forzatura per ricondurci al suo concetto attuale, mentre sarebbe più corretto parlare di generatività, quest’ultima è comunque solo una manifestazione naturale, e solo materna, e non ha ancora niente a che fare con le sue espressioni culturali e sociali come le intendiamo oggi.

Che dire allora dell’altra metà del cielo? Che dire della genitorialità paterna? Quale e quanta espressione della paternità è radicata nell’istinto naturale maschile e quale e quanta va culturalmente appresa?

La genitorialità consiste in quell’essere padre in modo stabile che accompagna la crescita del figlio, ma essere madre significa prolungare dopo la nascita del figlio la propria condizione di genitore.

Dato il presupposto che Mater semper certa, pater nunquam, la maternità si pone in continuità con la nascita, prolungando la condizione di genitore esclusivamente nei riguardi della femmina. La paternità, invece, si costituisce intorno a una domanda: il figlio si chiede chi sia il padre e il padre si chiede che cosa fare per il figlio.

Allo stato naturale, i maschi di ogni specie animale, hanno una funzione quantitativa, la femmina, invece, ha una funzione qualitativa. Ogni maschio può produrre milioni di cellule spermatiche, per cui, una manciata di maschi basterebbe a popolare l’intero pianeta. La femmina, invece, può riprodurre un numero di discendenti molto limitato.

Il maschio dal comportamento seduttivo è, pertanto, favorito dalla selezione naturale e, trasmetterà il proprio patrimonio genetico ad un alto numero di discendenti, che, a loro volta, propenderanno per lo stile seduttivo, ereditato tramite i geni vincenti. La femmina, adottando lo stile seduttivo, e cioè abbandonando precocemente i figli, avrebbe, al contrario, pochissimi discendenti, perché questi, una volta abbandonati, sarebbero condannati a scarse probabilità di sopravvivenza. Gli eventuali sopravvissuti erediterebbero questo stile seduttivo, con annessa propensione al comportamento di abbandono dei piccoli, mettendo a loro volta in pericolo i propri figli. Inoltre, la femmina, deve fare i conti con i tempi e le criticità della gravidanza e del parto.

«Insomma: le madri non possono permettersi di non essere buone madri; i maschi, invece, possono permettersi addirittura di non essere padri.»

Prestando a questi proto-umani il vocabolo cultura, intendendo con esso qualsiasi dispositivo o comportamento umano, anche il più semplificato, ma alieno all’istinto naturale animale, stiamo guardando alla posa della prima pietra della base sociale della vita psichica sulla base biologica. Siamo nel Paleolitico e stiamo assistendo ad una rivoluzione della società umana: l’invenzione della famiglia monogamica e del padre.

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L’Australopiteco, poi ribattezzato Australantropo, in quanto se ne ravvede la sua struttura già umana, ci riporta all’origine preistorica della famiglia umana e del padre. Questo proto-umano si alza, si eleva dal suolo e amplia il suo orizzonte: comincia la sua camminata eretta. Fa uso stabile della sua tecnologia, i primi utensili, ed è protagonista di un’altra rivoluzione: da quadrumane diventa bipede, rendendo possibile la libertà delle mani. Liberando le mani libera la bocca. La bocca, ora non più utilizzata per trasportare cibo, oggetti o i piccoli, compie la sua trasformazione: da bocca aggressiva in bocca comunicativa.

Anche la mano compie la sua trasformazione, assumendo una funzione erotica importante: quella di toccare con delicatezza un altro corpo. Le prime mani umanizzate, pertanto, non saranno mani di maschi che forgiano utensili, ma saranno, evidentemente, mani di madri che portano questi umani.

Questo pre-uomo ha ora delle intenzioni: il suo sguardo vuole vedere più lontano; la sua mano vuole liberarsi per impugnare oggetti; la bocca vuole comunicare qualcosa che non sia semplice grido. Siamo di fronte ad una mutazione biologica e culturale, da cui l’umano emerge dal mondo zoologico e, nel mondo umano emergono due figure distinte: la donna e l’uomo. Passando dall’accoppiamento irregolare dei grandi primati alle prime forme di coppia, si passa dalla società animale alla società umana.

«Se c’è la coppia, la regola diviene che tutti i maschi generino. In questo senso la nascita della società umana corrisponde a una rivoluzione introdotta dai maschi: l’inizio di una loro funzione individuale. E se tutti hanno figli, più favoriti dalla selezione sono quelli che più provvedono ai figli: che non sono solo maschi, ma anche padri.»

Come la zoologia ci insegna: i maschi delle specie monogamiche sono molto attivi con i propri piccoli. Questo ha delle analogie col fatto che un bel giorno questi proto-uomini si accordarono per smettere di competere aggressivamente per la spartizione delle donne. La nuova norma, pertanto, non sarà più, competere per concepire – lasciando a pochi maschi, a pochi produttori di cellule spermatiche, il controllo sulle donne, su tutte le donne generative – ma sarà quella di fornire la vita nella duplice funzione di concepirla e alimentarla, e cioè, la stessa norma a cui fanno seguito le femmine. L’uomo, a differenza della donna, non ha, però, avuto lo stesso tempo sterminato per raggiungere un equilibrio stabile tra l’evoluzione biologica e il suo nuovo compito. Questa contraddizione sarà caratteristica strutturale fondante la sua condizione.

La nuova funzione delle mani, dà inizio alla divisione sessuale dei compiti: se le mani delle madri sono occupate dai figli, quelle dei maschi dovranno provvedere al cibo e alla difesa. Facendo questo i maschi diventano padri.

Questi pre-uomini si muovono in gruppo per andare a caccia con armi rudimentali e, date le capacità apprese, si spostano sempre più lontano dal gruppo delle femmine e dei piccoli. Per quanto spesso distanti dal gruppo, per via delle spedizioni di caccia, nasce un primo legame con il luogo d’origine e con il gruppo nel quale fare ritorno, portando con sé – ancora grazie alla liberazione delle mani – parti di carne da condividere con le donne e i piccoli. In questo gesto si racchiude un duplice atto premiato dalla selezione naturale: questi padri avranno più discendenti, i quali avranno maggiori probabilità di sopravvivenza. Contemporaneamente, emerge una nuova vicinanza con la femmina non solo relativa al momento del concepimento: nasce la nostalgia della compagna e dei figli e con essa il desiderio del ritorno in famiglia.

«La femmina, ora costante nel desiderare il suo compagno, era la logica controparte del maschio capace di ritorno, costante nella presenza.»

Comincia la trasformazione della vita sessuale: la sessualità umana si separa definitivamente da quella animale. L’attività sessuale diviene normale anche durante il periodo della gravidanza (è noto come durante l’allattamento la donna produca ormoni anticoncezionali che permettono la continuità della vita sessuale). L’attività sessuale diventa continuativa e non più soggetta soltanto all’estro della femmina o all’incessante ricerca del rapporto sessuale da parte dei maschi. La sessualità diventa funzionale alla creazione dei legami tramite un lavoro psichico non più solo istintuale.

Con la continuità dei rapporti sessuali, fa la sua comparsa l’orgasmo femminile, precedentemente prerogativa solo del maschio. I rapporti hanno una durata maggiore e sono caratterizzati da un più intenso coinvolgimento emotivo, sancendo la reciproca appartenenza psichica tra maschio e femmina.

L’avvento di una nuova spartizione monogamica delle femmine, libera il maschio dal costante affanno dell’accoppiamento: i maschi possono ora cominciare a costruire un legame con i propri figli.

Note: Luigi Zoja, Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre, Bollati Boringhieri, Torino, 2000-2014

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

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