Le Origini del Maschile

Partirò dalle origini, proprio dalle origini della vita.

Come si costituisce la mia identità maschile?

Noi tutti, esseri umani, maschi o femmine, nasciamo dalla donna.

A tal proposito mi piace sempre citare il testo di Adrienne Rich – la poetessa femminista – dal titolo evocativo: Nato di donna.

Siamo tutti nati di donna.

Il nostro concepimento è compartecipato al cinquanta per cento da un maschio e da una femmina, ma noi tutti ci formiamo e ci sviluppiamo all’interno di un corpo femminile, è evidente quindi che entrambi i sessi provengano dal femminile.

Questo comporta che l’identificazione del maschio sia un processo di secondo livello.

La neonata (femmina), dopo i primi diciotto mesi di vita, quando inizia a sviluppare un’autocoscienza di sé, quando diventa – non più una protesi della madre ma – un soggetto, si rende conto di essere identica a colei che l’ha generata: è una femmina come la madre che l’ha generata.

Il neonato (maschio), a questo punto, incontra un primo bivio, e si rende conto di essere una non-femmina: non è come colei che l’ha generato.

Stiamo assistendo alla prima crisi maschile.

Non dobbiamo dare a tale crisi un’accezione negativa, prendiamola per quello che è: l’opportunità di sviluppare il Maschile e il maschio che è in noi.

Il maschio, per via dell’educazione italiana e occidentale di stampo patriarcale maschilista, viene indirizzato non tanto a essere un maschio ma a non essere una femmina.

Il patriarcato e il maschilismo sopprimono il maschio e le energie maschili, in nome del mantenimento del proprio status.

Già da bambini iniziamo a sentirci dire: “non piangere”, “non piangere come una femmina” o, ancora più spesso, “non piangere come una femminuccia”.

Inoltre veniamo addestrati a trattenere le nostre emozioni, a non mostrarci deboli, fragili.

Tutto questo prosegue nella nostra adolescenza quando – a differenza delle ragazze che hanno un’iniziazione di tipo biologico naturale col ciclo mestruale – da ragazzi ci sentiamo in dovere di sottoporci a delle sfide tra pari, spesso legate alla forza, una forza che si esprimere con la prepotenza e financo con la violenza.

Spesso questo è l’unico modo a noi noto per diventare uomini.

Gli imperativi che ci sentiamo ripetere sono: “sii uomo”, “fa’ l’uomo”, “dimostra di essere uomo”.

Tutto ciò a seguire fino anche all’età adulta che continua a riproporci questa solfa di: “sii uomo”, “devi avere gli attributi”, “devi essere un vero uomo”, e così via.

Tale sistema di cose promuove una certa costruzione dell’identità maschile che, seppure non sfoci in violenza conclamata, ci dà una forte spinta verso quel tipo di gestione delle relazioni umane, sopratutto con l’altro sesso, ma anche tra maschi, basata sulla competizione e sulla prevaricazione.

È in atto una rivoluzione culturale. Tu che fai?

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Ci sono esigenze maschili, necessariamente differenti da quelle femminili.

La sensibilità non è una qualità tutta femminile, come la forza non è una qualità tutta maschile: c’è la sensibilità maschile e quella femminile, c’è la forza femminile e quella maschile.

E poi ci sono le persone, una per una, singolarmente differenti.

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

Consultorio Maschile @ CoMa onlus
Sede legale Via Pablo Neruda, 4 – Nuoro
Sede operativa Via Trento, 39 – Nuoro
370 110 3121 (anche WhatsApp)
consultoriomaschile@gmail.com
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