Matrimonio e differenze di genere

1. La famiglia tradizionale

La donna che onora il marito a tutti appare saggia, quella orgogliosa che lo umilia sarà empia per tutti.
Siracide 26,26

Nelle società tradizionali il concetto di famiglia, corrisponde alla realizzazione dell’unione matrimoniale da parte di due soggetti di sesso opposto. Secondo Malinowski la funzione universale della famiglia è quella della cura e dell’allevamento dei piccoli; da ciò deriva che lo scopo fondamentale del matrimonio sia la procreazione. È attraverso il matrimonio che si stabilisce appunto il rapporto di filiazione legittima e pertanto tutti «i figli partoriti dalla donna sono riconosciuti come figli legittimi dei coniugi»[1]. L’unione matrimoniale inoltre rappresenta l’alleanza fra due gruppi familiari attraverso il cosiddetto scambio delle donne ad opera degli uomini; tale pratica di conseguenza legittima la divisione sessuale del lavoro. Per ripartizione sessuale dei compiti si intende quel modello tramandato culturalmente in cui gli individui sono indirizzati a specializzarsi entro ruoli convenzionali, maschili o femminili, proposti e accettati dal contesto sociale e familiare.
All’interno di questo contesto storico, per i figli, si prefigura un primo periodo, quello dell’infanzia, in cui non sono ancora stabiliti dei compiti specifici differenziati rispetto al sesso. In un secondo momento e cioè quello di uscita dall’infanzia, inizia un vero e proprio addestramento alla vita adulta in riferimento al sesso di appartenenza. Nella famiglia contadina, per esempio, le figlie femmine vengono inserite sul mercato del servizio domestico urbano, mentre i figli maschi vengono indirizzati all’emigrazione stagionale o comunque in lavori esterni come lavoratori di miniera eccetera. La pratica di mandare i propri figli a servizio e di trovare quindi nei diversi periodi e cicli della vita dei servitori all’interno del proprio gruppo familiare, demanda proprio a questi ultimi, importanti funzioni di allevamento della prole. In questo tipo di famiglie, i figli rappresentano un bene e una risorsa dal punto di vista della continuità generazionale e della sopravvivenza della famiglia stessa. Come già accennato sopra, i figli (e quindi gli individui tutti), passano dalla fase dell’infanzia alla fase adulta senza stazioni intermedie e così una donna viene considerata adulta solo una volta raggiunto il traguardo del matrimonio, seppur passando dalla tutela del padre a quella del marito; invece un uomo viene considerato adulto una volta divenuto capofamiglia e cioè contraendo matrimonio e assumendo il controllo delle risorse familiari.

pexels-photo-388238.jpeg

2. La famiglia moderna

Il marito dia alla moglie ciò che le è dovuto; ugualmente anche la moglie al marito.
Prima lettera ai Corinzi 7,3

Con la nascita dello stato moderno e con il suo monopolio della forza e della legge, le famiglie perdono (in parte) il controllo e l’influenza sui propri figli in seno alla scelta del partner. Avviene così il passaggio alla famiglia fusionale con una maggior importanza attribuita all’intimità dei legami fra i coniugi: nasce lo spazio domestico.
Paradossalmente nella cosiddetta società moderna i percorsi maschili e femminili sono differenziati ancor più nettamente rispetto alle società tradizionali: a scuola vanno solo i maschi; i convitti femminili si trovano per lo più entro conventi e l’istruzione ricevuta dai due sessi è totalmente differenziata.
In questo contesto storico, la figura della madre come portatrice di affettività e di educazione si lega indissolubilmente a quella del bambino, il quale non potrà più farne a meno in quanto definita come essenziale per il suo sviluppo. La figura del padre è ancora una volta lasciata fuori dagli aspetti relazionali ed è chiamata in causa nelle dimensioni della trasmissione dei valori, della morale e dell’etica. La madre descritta come unico oggetto d’affetto per i propri figli è donna-madre come soggetto da educare e nel contempo soggetto civilizzatore preposto all’educazione del cittadino moderno. Sia nello spazio domestico che nelle scuole l’istruzione e l’addestramento dei figli avviene in modo differenziato in base al sesso e mentre le figlie femmine vengono educate ad essere donne di casa, future madri e massaie; i figli maschi non vengono educati come futuri padri ma come professionisti e lavoratori.

pexels-photo-543226.jpeg

3. La famiglia contemporanea

Ci si sposa per amore e per amore si rimane sposati; così come per mancanza di amore si può lasciare un matrimonio.
Saraceno, Naldini

Il matrimonio che in passato ha rappresentato – in un primo momento – l’alleanza fra due gruppi familiari e – in un secondo momento – la fusione di coppia di tipo cameratesco, con l’avvento dell’amore romantico diviene un accordo tra due individui che si scelgono liberamente e indipendentemente dalle rispettive famiglie di origine. Si realizza così il matrimonio-conversazione «con una nuova prospettiva per la coppia: non più “sopravvivere insieme” ma “essere felici insieme”»[2].
Nella società contemporanea «gli individui vengono socializzati a innamorarsi»[3]. Questo tipo di socializzazione produce una omogamia spontanea tramite il controllo indiretto delle famiglie e degli adulti e promuove il fenomeno del dating: una sorta di training alla vita relazionale di coppia fin dall’età adolescenziale nel quale si sviluppano competenze e saperi spendibili nelle relazioni monogamiche seriali a cui si andrà incontro nel percorso verso l’età adulta.
Il modello dell’amore romantico legittima quindi l’unione con conseguenze sulla struttura delle relazioni sociali e di parentela. La coppia, ora autonoma rispetto alle famiglie di origine, nelle dimensioni: spaziale; economica e sociale può dedicarsi in modo più consistente alla propria relazione. L’unione foraggiata dalla modalità di scelta libera del proprio partner, segna il momento della separazione e autonomizzazione dalle proprie famiglie di origine, descrivendo così, un moderno rito di passaggio alla età adulta. Inoltre una maggiore libertà nella sfera erotica e sessuale, contribuisce al consolidamento della propria libertà individuale.
È nell’emancipazione femminile e con l’affermazione di un nuovo ruolo della donna nella società, che avrà espressione il matrimonio-conversazione basato su una maggiore parità e su una più rilevante divisione dei compiti fra uomo e donna, soprattutto per quanto riguarda la cura dei figli. È espressione di questa presa di coscienza da parte della donna un maggiore utilizzo dell’istituto del divorzio per porre fine a situazioni di manifesta incompatibilità che venivano subite in epoche passate. Anche la parte maschile invoca una parità riguardo il potersi prendere cura dei propri figli e nel poter mostrare atteggiamenti e qualità – per così dire – ritenuti una prerogativa del mondo femminile.

bridal-son-in-law-marriage-wedding-38569.jpeg

Conclusioni

Ogni umano, uomo e donna, porta in sé la presenza più o meno soffocata, più o meno forte dell’altro sesso. Ognuno è in un certo senso ermafrodita. Porta questa dualità nella sua unità.
Edgar Morin

Questo breve excursus sulle trasformazioni avvenute all’interno della famiglia, ci può far riflettere su come le definizioni e i ruoli legati all’identità di genere si siano modificati nel tempo e siano in corso di ulteriore evoluzione. Sarebbe difficile oggi indicare, distinguendoli nettamente, quali compiti debbano essere svolti dall’uomo o dalla donna all’interno di un gruppo familiare. Per quanto le aspettative nei confronti del genere – e di conseguenza l’influenza nella costruzione dell’identità sessuale – restino pressoché immutate rispetto al passato; è nella realtà di tutti i giorni, nella quotidianità delle famiglie e della società tutta che questi ruoli appaiono stravolti fino ad essere rovesciati. Le donne lottano ancora e non solo per la tanto agognata parità ipotizzata negli anni Settanta, ma soprattutto per un ingresso sostanziale nel mercato del lavoro. I nuovi uomini e nuovi padri a loro volta reclamano il proprio diritto a «sostenere, o addirittura a sostituire, le proprie partner non solo nei lavori domestici, ma anche nei compiti di cura»[4].

Note:
[1] Chiara Saraceno, Manuela Naldini, Sociologia della famiglia, pag. 84, Il Mulino, 2007
[2] Diego Lasio, Le realtà familiari, pag.33, Giuffrè, 2006
[3] Chiara Saraceno, Manuela Naldini, Sociologia della famiglia, pag. 99, Il Mulino, 2007
[4] Diego Lasio, Le realtà familiari, pag.33, Giuffrè, 2006

Stefano Decandia, Matrimonio e differenze di genere, 2012

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

Consultorio Maschile @ CoMa onlus
Sede legale Via Pablo Neruda, 4 – Nuoro
Sede operativa Via Trento, 39 – Nuoro
370 110 3121 (anche WhatsApp)
consultoriomaschile@gmail.com
comaonlus.org
facebook @comaonlus

2 risposte a "Matrimonio e differenze di genere"

Add yours

  1. Purtroppo queste realtà di uomini ben disposti a prendersi cura e carico della prole sono ancora una rarità. Almeno in Italia. Qui la tradizione perdura. Vivo al nord dove le mamme lavorano e i compagni e mariti delegano lo stesso il gran da fare alle loro donne. In più esistono i matrimoni “economici” e non romantici, com’è scritto qui nel post. Se chiedi a dei ragazzi cosa cercano le donne oggi ti rispondono tutti:” i soldi, la macchina, i soldi tanti soldi”. Altro che amore e romanticismo. È vero i matrimoni ci sono ancora, mio compreso, ma non sempre la base è l’amore. Anzi l’amore è davvero raro. Forse si vede quel che luccica molto ma non quello che ci sta dietro. Poi trovi i mariti con le trans la sera, invece di giocare coi figli, e le mogli ad abbordare africani, con le passeggiatine all’aperto dei bimbi. Guarda, non sto ancora qui a distruggerti il quadretto della Mulino Bianco ma so delle verità che davvero ti cambierebvero la giornata.

    Mi piace

    1. Ciao Amleta, grazie per aver commentato.

      La maggior parte dei matrimoni e delle convivenze non sono basati sull’amore, per il semplice fatto che la società stessa non è basata sull’amore: viviamo in una società basata sulla competizione e non sulla cooperazione.

      Il nostro lavoro consiste proprio nel cambiare le cose, le cose che tu hai descritto, che stanno così, e non solo al nord.

      Esistono però anche relazioni basate sull’amore, amore vero, e non facciate da Mulino Bianco; esistono anche uomini che vogliono vivere una maschilità diversa dal vecchio modello tradizionale; esistono anche donne che cercano l’amore, e non l’alta finanza.

      Noi sogniamo una società nuova, e portiamo avanti la nostra crociata.

      Con Amore

      Stefano Decandia

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: