Sul Maschile #14 Progetto Zero 3/4

Capitolo 7: Il Progetto Zero 3/4

Il Progetto Zero è il primo progetto ideato e realizzato da CoMa onlus, è un laboratorio di intervento socio-culturale, basato sulla promozione della parità di genere e della nonviolenza all’interno delle relazioni affettive.

7.5. Il dibattito

Tutto il percorso si è caratterizzato per un fervente dibattito, costante e continuo, che ha impegnato tutti gli attori coinvolti, adulti e ragazzi, per tutta la durata del percorso, non senza conflitti che, in linea di massima, sono stati risolti, utilizzando e, contemporaneamente, apprendendo e ri-apprendendo, metodi di risoluzione cooperativi e non prevaricatori.

Il primo giorno abbiamo fatto la conoscenza dei ragazzi e ci siamo disposti tutti in cerchio: coreografia che ci ha accompagnato per tutto il percorso. Tale disposizione oltre ad avere un certo valore estetico, nel senso poetico del termine, ha note qualità dal punto di visto comunicativo e relazionale, ma soprattutto voleva dimostrare, ciò che già detto a parole, e cioè il fatto che tutti insieme eravamo un gruppo di lavoro, e non solo i ragazzi. Dopo un primo giorno di presentazioni e di conoscenza, nel quale ognuno è stato motivato a esporre qualcosa di sé e del proprio vissuto personale – compresi noi operatori – siamo entrati nel vivo del tema: la parità di genere e la nonviolenza all’interno delle relazioni affettive.

Il primo giorno operativo abbiamo aperto i lavori mostrando un documentario dal titolo Parla con lui, tale documentario, unico nel suo genere e primo in Italia ad affrontate determinate tematiche, racconta la violenza di genere dal punto di vista degli uomini che la mettono in atto. Il film si svolge su diversi binari paralleli: la danza del tango, dove i due danzatori rappresentano le dinamiche della coppia con lui violento; i dialoghi tra un padre e un figlio in merito alla posizione della donna nella società e nella quotidianità personale; le risposte e le riflessioni degli adolescenti, per la strada o nelle scuole; le interviste agli uomini autori di violenze che hanno intrapreso un qualche percorso di cambiamento.

La visione di questo documentario, per la quasi totalità della platea, è stata a tratti sconvolgente. Abbiamo potuto sentire le parole dei racconti, dalla viva voce degli uomini, che hanno messo in atto comportamenti e azioni violente, nei confronti delle proprie compagne e/o delle proprie figlie. Abbiamo soprattutto colto la chiarezza con la quale venivano raccontare le vicende, ed esposti i fatti relativi ai comportamenti e alle azioni: pugni, schiaffi, spinte, insulti, ordini, minacce con il coltello. La visione ha sicuramente lasciato un segno in tutti i presenti, rianimando anche vissuti personali.

Il primo dibattito, dopo la visione di Parla con lui, è stato uno dei più importanti, forse perché non essendo ancora entrati a fondo nel tema, eravamo tutti un po’ vergini, ancora senza una bussola. Le ragazze sono state le prima a farci notare che nel film mancava la presenza del punto di vista femminile. In tutto il film sono presenti solo tre donne: la danzatrice di tango, ma i tangueros sono entrambi muti, per cui anche lei non esprime – per lo meno a parole – nessuna opinione; una famosa conduttrice di un programma televisivo che intervista un noto psichiatra che si occupa della presa in carico dei cosiddetti sex offenders e, infine, una studentessa che esprime con forza la sua opinione di ragazza emancipata.

A seguire abbiamo lanciato una serie di impressioni, suggestioni e opinioni, cercando, anche, di ipotizzare possibili cause ed eventuali soluzioni, rispetto al fenomeno della violenza maschile.

A caldo c’è chi ha associato la violenza alla malattia mentale e c’è chi ha proposto la pena di morte come soluzione drastica ma definitiva; andando avanti nella riflessione c’è chi tendeva a comprendere e chi a giustificare la violenza come conseguenza di un’educazione maschile dei quali gli stessi maschi sono vittime. Dalla pena di morte ci si è indirizzati verso la rieducazione.

Nei giorni successivi, sempre partendo da qualche spunto che poteva essere un video o degli articoli di giornale – scelti dagli operatori o dai ragazzi – abbiamo analizzato la differenza tra sesso, genere e orientamento sessuale e ragionato sugli stereotipi di genere.

La prima questione che abbiamo notato è che la divisione sessuale delle carriere è molto definita e presente nel pensiero, o per lo meno nelle parole, di quei ragazzi. Una forte spinta al conformismo – forse più per farsi accettare dalla comunità dei pari, che per reale adesione a determinati ideali – ci ha mostrato dei giovanissimi molto legati ai ruoli di genere. Molto bisognosi di sapere cosa si possa o non si possa fare, e cosa si debba fare, per essere considerati maschi o femmine.

Una nota curiosa è che questa divisione così netta andava a svantaggio dei maschi che, per loro stessa ammissione, dovevano avere maggiori divieti rispetto alle femmine, le quali, tutto sommato, possono fare “cose da maschi” in misura maggiore rispetto ai maschi che non possono fare nessuna “cosa da femmine”.

Esempio: le ragazze sostenevano di aver potuto giocare, durante l’infanzia, con giochi considerati tipicamente maschili, quali: camioncini, automobiline, trattori, eccetera. I ragazzi non obiettavano su queste scelte, che consideravano legittime, ma sostenevano che un maschio, invece, non potesse giocare con le bambole o con i trucchi o altri giochi considerati tipicamente femminili, in quanto questi comportamenti non si potrebbero considerare “normali”.

Emerge il fantasma dell’omosessualità, ma solo per quanto riguarda l’universo maschile. La paura e la vergogna di poter essere additato come omosessuale o come “femmina, quel timore che porta gli uomini a scollegarsi complementi dal proprio lato femminile, evitando di mostrare qualsiasi atteggiamento o comportamento che possa essere riconosciuto come non virile.

Un’altra paura mostrata esplicitamente da tutti – maschi e femmine – è stata quella di apparire. Nell’epoca della sovraesposizione social-mediatica e del culto del selfie, ci siamo trovati di fronte alla richiesta esplicita di non apparire visivamente e in alcun modo: fotografie, video, eccetera. Considerando che il prodotto finale del percorso di riflessione doveva essere un contenuto audiovisivo, inizialmente la questione ha posto un serio problema, per cui abbiamo deviato il dibattito su tale questione, appunto, e con definizioni pittoresche, molto più colorite e in lingua locale, si è arrivati al fenomeno del bullismo e cyber bullismo.

La sola possibilità di essere visti apparire in un video, a prescindere dal messaggio che tale video vada a veicolare, è di per sé una probabilità di essere additato e quindi schernito, o per lo meno questa è la percezione che i ragazzi ci hanno esposto con grande coinvolgimento. Conoscendo anche la realtà del luogo, e cioè la dura realtà barbaricina, che spesso non fa sconti in termini di durezza richiesta e di capacità di farsi valere, già da giovanissimi, abbiamo tutti insieme, trovato una soluzione di compromesso. Si è optato per la creazione di un video a fumetti.

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

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Sul Maschile” è una raccolta di estratti dalla mia Tesi di Laurea Magistrale:

Sul Maschile

L’approccio socioculturale come metodo di prevenzione e trattamento dei comportamenti maschilisti

 

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