Sul Maschile #10 Corpo sessuale e Virilità / 1

Capitolo 3: Corpo sessuale e Virilità / 1

Se dovessi rendere pubblico questo diario, lo riserverei in primo luogo alle donne. In cambio mi piacerebbe leggere il diario tenuto da una donna sul proprio corpo. Per sollevare un angolo di mistero. In che cosa consiste il mistero? Per esempio nel fatto che un uomo non sa nulla di ciò che prova una donna relativamente al peso e alla forma del proprio seno, e le donne ignorano cosa provano gli uomini relativamente all’ingombro del loro sesso.
Daniel Pennac, Storia di un corpo

Il piacere maschile è il titolo di un testo specifico sulla sessualità maschile. L’autore, il noto sessuologo Fabrizio Quattrini, ci avvisa che l’uomo, più della donna, rischia di rimanere ancorato a tabù sociali e culturali. Tale lavoro farà da filo conduttore al testo di questo capitolo.

L’uomo macho e virile non deve chiedere mai o, per tradurla in una forma più corretta, deve “impegnarsi costantemente, imparando a proprie spese a non dovere chiedere mai” [21]. È così che , fin da piccoli vengono, educati i bambini; è così che vengono socializzati i maschietti a differenziarsi dalle bambine; ed è così che vengono caricati di doveri, veri e propri diktat tutti al maschile. Solo l’essere umano maschile stereotipato è detentore unico di quel particolare diritto chiamato “potere”. Tutti gli individui che non aderiscono a tale modello – donne, omosessuali e bambini – sono considerati fragili, inferiori, diversi.

Anche nel linguaggio troviamo innumerevoli allusioni al potere come una qualità tipicamente maschile: avere gli attributi, per esempio, locuzione utilizzata anche riferimento a comportamenti messi in atto da donne. La persona con gli attributi (maschili) è forte, potente, di carattere, degna di stima e di valore, può ricevere riconoscimento degli altri. Altre frasi note, soprattutto ai maschietti che se le sono sentite dire chissà quante volte e non solo durante l’infanzia, sono; “Fa’ l’uomo”; “Sii uomo”; “Non fare la femminuccia”, insomma uomini non si nasce, si diventa, e la via – apparentemente – più semplice per essere uomini è non essere donne, non fare la femmina. La virilità fabbricata: non un semplice aspetto fisico-corporeo ma un lavoro identitario incessante che comincia dalla nascita, promosso, diretto e sostenuto dalla cultura familiare e sociale di riferimento. Questo sistema ci pone di fronte a una grave questione: Come posso sentirmi libero di essere me stesso se così vincolato dalle istanze di una cultura e di una società fortemente stereotipate?

“Aderire stereotipicamente a una certa forma di virilità non aiuta l’uomo a diventare adulto” in quanto lo ingabbia in un sistema basato su squilibri di potere nel quale il potere stesso non farà altro che ingannarlo e tradirlo.

Anche l’utilizzo della violenza maschile sugli altri potrebbe avere a che fare con la mancata identificazione con il maschile e per ciò con la tendenza a zittire, negare, rimuovere gli elementi emozionali, e cioè quegli elementi considerati – quantomeno a livello culturale – femminili. Questo fenomeno prende il nome di automutilazione.

Per diventare ed essere un vero uomo mi trovo costretto a negare qualsiasi emozione che possa essere riconoscibile – da altri uomini – come espressione femminile. La forza rischia di trasformarsi nella sua forma più aberrante: la violenza. La virilità rischia di esprimersi attraverso la prevaricazione, anche sessuale e altri atteggiamenti di negazione dell’altro come l’omo-transfobia. La tendenza ad esprimere la propria mascolinità, anche con la forza, è strettamente collegata con l’assenza di contatto con sfere emotive profonde e la mancata accettazione di tali parti interiori (femminili).

Nella stanza del sessuologo, cresce la domanda maschile: ci si sente meno virili, non più all’altezza del proprio ruolo di maschio e di vero uomo. Mentre la donna è più attenta al proprio piacere e benessere erotico-sessuale, l’uomo, impreparato di fronte alle trasformazioni del femminile, si sente fragile e fatica a comprendere cosa stia avvenendo, soprattutto a livello emotivo e relazionale.

«Il genere maschile deve imparare ad apprendere dall’esperienza sessuale, intesa non solo come espressione meccanica e fisiologica della risposta sessuale, ma come comprensione emotiva del proprio piacere erotico (sano egoismo) e rispetto del piacere dell’altro diverso da sé (conoscenza altruistica del piacere sessuale).» [22]

Gli stereotipi di genere hanno un ruolo fondamentale per la costruzione dell’identità sessuale. Il maschio deve essere pronto a difendersi ma totalmente scollegato dal pianeta fragilità, dimensione che può essere contemplata solo al femminile oppure in uno spazio considerato anormale che conduce alla qualifica di non essere maschio: “meglio maschi che non maschi” [23].

«Impara a cavartela da solo, facendo capire a chi hai di fronte che sei tu il più forte, il più furbo, usando anche la forza se necessario.» [24]

Note:
[21] Fabrizio Quattrini, Il piacere maschile. #sessosenzatabù, Giunti, Firenze, 2017, p. 15
[22] Quattrini, 2007, op. cit., p. 25
[23] Quattrini, 2007, op. cit., p. 27
[24] Quattrini, 2007, op. cit., pp. 27-28

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

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L’approccio socioculturale come metodo di prevenzione e trattamento dei comportamenti maschilisti

 

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