Sul Maschile #9 L’Uomo Riconciliato

Capitolo 2: Illusio Virile / 3

2.5. L’UOMO RICONCILIATO

L’uomo riconciliato non è una sintesi dei due maschi mutilati: il molle invertebrato e il duro analfabeta emotivo. Egli è colui nel quale convivono la solidità e la sensibilità. È colui che ha trovato il padre e ritrovato la madre, diventando uomo senza ferire mortalmente il femminile e il materno originario. È colui che ha saputo riconciliare, appunto, la dualità di elementi che sono stati costretti a separarsi fino ad opporsi prima di potersi finalmente ritrovare e riconciliare, per attuare il ricongiungimento del maschio adulto con la propria femminilità originaria.

L’uomo riconciliato è un moderno androgino, è un uomo che non essendo nato tale lo è potuto diventare, attraverso l’incontro con l’altro, con l’altra e con l’Altro. È un uomo compiuto le cui dimensioni interiori hanno fatto pace, diventando funzioni di una stessa integrità. Egli è in grado di alternare l’espressione delle sue componenti, utilizzando di volta in volta la parte più adeguata di sé, a seconda di esigenze individuali familiari, comunitarie e sociali [19]. Le donne, sono già in grado di utilizzare al meglio questa alternanza a seconda delle tappe della vita o delle circostanze.

«Una volta interiorizzata l’identità sessuale, ciascuno fa l’uso che vuole della propria dualità.» [20]

2.6. IL MASCHIO NELLE FAMIGLIE UGUALITARIE

Nel 1989, Diane Ehfresanft e Arlie Hocschild, condussero uno studio approfondito sulle famiglie cosiddette “egualitarie”, ricavando il ritratto esposto di seguito e rilevando che i nuovi uomini ugualitari che reagiscono contro il proprio padre si sono tuttavia potuti identificare con uomini soddisfacenti (suocero, fratello maggiore, eccetera); cosa che ha consentito loro di ritrovare la madre senza timore di diventare troppo femminili.
L’uomo, all’interno delle famiglie ugualitarie, esercita una professione che gli consente, al pari della moglie, di disporre più liberamente del proprio tempo, e rifiuta la cultura maschile tradizionale. La maggior parte affermano di essere in rotta col modello della loro infanzia e non intendono riprodurre in alcun modo il comportamento del padre, giudicato «freddo e distante»; desiderano «riparare» la loro stessa infanzia. Infine, vivono con donne che non desiderano essere madri a tempo pieno.

È tempo che gli uomini comprendano che l’ideale virile si paga caro e che la mascolinità sarà meno pericolosa per la nostra salute soltanto quando si smetterà di definirla in opposizione alla femminilità. Occorre dare ai giovani maschi un nuovo modello virile, che lasci spazio al riconoscimento delle vulnerabilità. I ragazzi devono imparare a esprimere le loro emozioni, a chiedere aiuto, a essere materni, a cooperare e a risolvere i conflitti in modo non violento; ad accettare atteggiamenti e comportamenti tradizionalmente etichettati come femminili, in quanto necessari allo sviluppo di ogni essere umano, dunque a ridurre omofobia e misoginia. Il che equivale a dire che bisogna imparare ad amare gli altri ragazzi e le ragazze.

Anche la parte maschile invoca una parità riguardo il potersi prendere cura dei propri figli e nel poter mostrare atteggiamenti e qualità finora considerati prerogativa del mondo femminile. I nuovi uomini reclamano il proprio diritto a collaborare o addirittura sostituire le proprie partner, non solo nei lavori domestici, ma anche nei compiti di cura.

Note:
[19] StefanoDecandia, La conciliazione. Tempo per il lavoro, tempo per la famiglia, tempo per sé, 2013
[20] Badinter, 1993, op. cit., p. 221

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

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Sul Maschile” è una raccolta di estratti dalla mia Tesi di Laurea Magistrale:

Sul Maschile

L’approccio socioculturale come metodo di prevenzione e trattamento dei comportamenti maschilisti

 

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