Sul Maschile #8 Uomo Mutilato, Duro, Molle

Capitolo 2: Illusio Virile / 2

2.1. L’uomo Mutilato

L’uomo mutilato è incapace di integrare la sua parte maschile con la sua parte femminile, il bagaglio materno con quello paterno. Confonde il processo di costruzione dell’identità maschile con il processo di differenziazione dal femminile. Si riconosce come tale solo quando ha tagliato tutti i legami col femminile materno originario e non si cura più di riconciliare l’identità del contesto primario con l’identità del contesto secondario. La società industriale costringe i figli maschi ad autogenerarsi: li lascia senza padri, senza modelli di identificazione. Per questi figli, il processo di differenziazione diventa ancora più difficoltoso. Per taluni la ricerca della soluzione è andata verso la rimozione del maschile-patriarcale, ma ciò ha prodotto un modello unisex che ignora il maschile e con esso la bisessualità umana e che sopravvive soltanto “attraverso il dominio dell’elemento femminile ostile”.

Ci sono almeno due tipi di uomo mutilato: l’uomo duro e l’uomo molle.

2.2. L’uomo Duro

L’uomo duro è un catalogo dei peggiori stereotipi maschili: ossessionato dalla concorrenza, legato alla prestazione intellettuale e sessuale, sentimentalmente difettivo, contento e sicuro di sé, aggressivo, incapace di impegnarsi con le altre persone, accentrato sul potere e sull’oggettività.
L’uomo duro, il ladro, colui che prende senza dare. Cerca soltanto di proteggersi emozionalmente e rifiuta di impegnarsi. La sua apparente dolcezza maschera l’indifferenza.
Essere uomo è la lotta senza fine di una vita intera. L’uomo si batte perennemente con se stesso per non cedere alla debolezza e alla passività sempre in agguato.

2.3. I quattro imperativi della mascolinità

Due universitari divennero famosi annunciando, nel 1979, i quattro imperativi della mascolinità, tali slogan ebbero ampia diffusione presso numerosi campus americani [17].

Niente di effeminato
Per quanto sia oramai evidente che gli uomini abbiano gli stessi identici bisogni affettivi delle donne, aderire al ruolo stereotipato maschile dominante impone determinati sacrifici quali la mutilazione di una parte fondamentale della propria umanità: la propria parte femminile. Al vero uomo non è permesso esprimere nessun tipo di femminilità.

Un pezzo grosso, una persona importante
Il vero uomo ha l’esigenza di essere superiore sugli altri, è colui che ha successo, potere e suscita ammirazione negli altri.

Una solida quercia
Il vero uomo è indipendente e può contare solo su sé stesso. Non manifesta mai le proprie emozioni o affetto, considerati segni di debolezza femminile.

Andate tutti al diavolo
Il vero uomo è più forte di tutti gli altri, anche se ciò significhi fare ricorso alla violenza. Deve esibire modi audaci, addirittura aggressivi. È pronto a correre qualsiasi rischio anche contrariamente alla ragione o alla paura, che non può mai ammettere di provare.

Il vero uomo sarebbe la somma esatta di questi quattro imperativi: un super-maschio, animale da sesso con le donne, ma che non si affeziona a nessuna; che incontra gli altri maschi soltanto nella competizione, nella guerra o nello sport. Un duro per eccellenza ma “mutilato nell’affetto”, fatto più per morire che per sposarsi e coccolare i figli. Un ideale inaccessibile per la maggior parte degli uomini: troppo duro, troppo costrittivo, perché troppo palesemente contrario alla bisessualità originaria di ogni essere umano.

2.4. L’uomo Molle

L’uomo molle è quello che rinuncia di sua volontà ai privilegi maschili, rifiuta il potere, la preminenza del maschio che tradizionalmente gli viene conferita dall’ordine patriarcale. Domina la tendenza all’aggressività, rinuncia all’ambizione e alla carriera nella misura in cui queste gli impediscono di dedicarsi alla moglie e ai figli. È favorevole all’uguaglianza dell’uomo e della donna in tutti i campi.

L’uomo molle, l’eterno studente, dipendente dalla donna al punto di esistere soltanto per lei, come il poppante dalla madre. Del resto, lei lo considera un bambino. Lo ha addestrato a fare tutto ciò che vuole lei. La sua dolcezze e la sua sottomissione superano ogni limite. Nel rovesciamento totale dei ruoli e delle identità tradizionali, è lui a essere “posseduto da lei”, a incarnare la sensibilità femminile, mentre lei è l’educatore, il dominatore indifferente. Sostenitore dell’uguaglianza sessuale, egli vuole rimanere disoccupato per curare la casa, mentre lei lavora per mantenere entrambi. In capo a pochi mesi, lei non lo rispetta più e lui diventa “un cane infelice”.

L’uomo molle fa la sua comparsa nei paesi dove l’uomo duro aveva maggiormente imperversato e dove il femminismo era più radicato e guerriero. Si succede all’uomo duro come sua antitesi: per potere essere attraente per le donne che ripudiavano l’uomo-macho, alcuni uomini hanno abbandonato – quantomeno apparentemente – ogni virilità adottando atteggiamenti e comportamenti considerati tradizionalmente come femminili.

«L’uomo duro dalla femminilità rimossa lasciava il posto all’uomo molle dalla mascolinità ignorata.» [18]

Un nuovo modello di uomo dolce, gentile e fragileuomo dolce e tenero e non molle e flaccido – si stava affacciando nelle idee delle donne e qualche secolo dopo anche in quelle degli uomini. La condivisione di questi valori da parte delle donne ha evidentemente contribuito a ribaltare l’ideale maschile, ciò ha portato, nel contempo, al rigetto dei valori maschili e all’idealizzazione di quelli femminili. E mentre le donne immaginavano uomini più dolci, più gentili e meno aggressivi, esse stesse si autorizzavano ad essere più battagliere e conquistatrici.

Note:
[17] Badinter, 1993, op. cit., p. 173
[18] Badinter, 1993, op. cit., p. 190

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

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L’approccio socioculturale come metodo di prevenzione e trattamento dei comportamenti maschilisti

 

 

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