Sul Maschile #5 Identità maschili e crisi / 3

Capitolo 1: Identità maschili e crisi / 3

Il prosperare della società industriale porta con sé una serie di cambiamenti legati alla struttura della famiglia e di riflesso ai ruoli e ai modelli di genere. Si fa spazio nell’immaginario sociale il lavoro salariato, presto preso come simbolo del mondo maschile. Simbolo che diventerà fondamentale e fondante la nozione stessa di virilità, tanto da essere ritenuto un elemento di lunga tradizione, mentre, di fatto, le caratteristiche del lavoro come lo conosciamo, risalgono a tempi molto recenti. Lo stesso discorso vale per l’attuale modello familiare – a torto definito secolare – e per la nozione di infante come individuo innocente: entrambi concetti relativamente recenti.

Tra gli anni Ottanta e Novanta per potersi considerare veri uomini era necessario essere in grado di trovare un lavoro, che si traduceva nella potenzialità di mantenere moglie e figli. Avere un lavoro, inoltre, era sinonimo di autosufficienza e di non dipendenza dalla carità altrui o dello stato.

È evidente come la situazione lavorativa – non solo a livello italiano ma europeo e occidentale – non permetta la realizzazione di questo facile binomio lavoratore/vero uomo. È pertanto necessario che gli uomini facciano leva su altre qualità – forse meno esteriori della propria occupazione lavorativa – per tenere insieme i pezzi della propria identità maschile e del proprio benessere personale. Alcuni uomini approfittano – seppure in un certo qual senso costretti dalle circostanze – della condizione di disoccupazione e precarietà per approfondire un rapporto con le proprie passioni e inclinazioni, delle volte reinventandosi nel mercato del lavoro; oppure fanno quella che per loro è un’esperienza totalmente nuova: si occupano a tutto tondo della casa, della cura dei figli e di tutto il lavoro domestico, scoprendo lati di sé che erano ignoti anche a loro stessi. Altri uomini, la maggior parte, vivono questa condizione con estrema angoscia e, ahimè, si ammalano, con conseguenze disastrose per loro stessi e per chi gli sta intorno.

Altre identità maschili si dichiarano a favore di una maschilità sana, amante della vita e non oppressiva, a favore del contatto tra gli uomini; una maschilità pro-femminista e a sostegno dei diritti degli omosessuali.

La teoria della mascolinità è stata intrapresa dai cultural studies (studi culturali), studi basati su metodi interdisciplinari che consento l’applicazione delle teorie delle scienze sociali a vari tipi di testo culturale: stampa, libri, testi elettronici, ma anche design architettonico, la moda e altri linguaggi nei quali trovano espressione le diverse modalità di espressione delle maschilità.

Molti uomini vivono male i rapporti omosociali, questi rapporti sono spesso interrotti o minati dal sospetto, dalla rivalità e dal controllo da parte di e verso altri uomini. Timorosi di confidarsi ed avere fiducia con altri maschi, tali uomini, per coltivare la componente emotiva, si rivolgono alle donne della propria vita. In questi casi, gli uomini, richiedono supporto emotivo alle donne e potrebbero andare in collera, fino a diventare violenti, qualora questo supporto venisse a mancare o non fosse ritenuto sufficiente. Spesso, secondo, l’uomo, il contratto d’amore con la propria compagna prevede anche tale sostegno, ma non sempre le donne sono al corrente di questa clausola che l’uomo dà per scontata. Ciò potrebbe indicare il bisogno dell’uomo di sentirsi al riparo, quantomeno in amore, dalle azioni predatorie ed offensive del mondo maschile.

Da un altro punto di vista, la pratica di affidarsi alle donne e alle loro cure, è in forte contraddizione con il modello dominante di virilità che esige un maschio indipendente ed emotivamente introverso. In tali uomini, la necessità del supporto emotivo femminile,  potrebbe essere causa della violenza costante nei confronti delle proprie compagne, in contrapposizione allo svelamento di questo bisogno, in quanto porta con sé un effetto smascolinizzante. La donna – tanto quanto l’uomo – nel contempo, non è detto sia consapevole del fatto che il bisogno esplicitato possa essere in conflitto con altre dinamiche, spesso ignote a tutti gli attori coinvolti, in questo caso in primis al maschio.

L’uomo contemporaneo è attraversato da una frattura, diviso fra le caratteristiche della tradizione, quali la divisione sessuale dei compiti e l’esercizio dell’autorità; e le caratteristiche della modernità, quali la riduzione dell’autorità e l’assenza in casa, con conseguente evanescenza dei legami affettivi, soprattutto nei confronti dei figli. È un uomo in trasformazione che, da un lato, rimpiange il suo ruolo tradizionale di maschio, austero e rigido, poco dedito all’espressione della propria interiorità e alle manifestazioni di affetto, ma da un altro lato, rivendica le stesse opportunità affettive offerte alle donne nel rapporto con i figli [9].

Note:
[9] Stefano Decandia, Nuovi padri. Una sfida di genere, 2015

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

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Sul Maschile” è una raccolta di estratti dalla mia Tesi di Laurea Magistrale:

Sul Maschile

L’approccio socioculturale come metodo di prevenzione e trattamento dei comportamenti maschilisti

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