Sul Maschile #3 Identità maschili e crisi / 1

Capitolo 1: Identità maschili e crisi / 1

Maschi che si uccidono tra loro, benedetti da alterne bandiere.
Maschi che misurano il valore d’un uomo in base a forza o a debolezza.
Maschi che, a un cambiare del vento, abbandonano chi un istante prima idolatravano.
Maschi che si vantano delle loro imprese cruente, dissolute, immorali e non si chiedono mai chi sono.
Maschi che rinascono dalle proprie cenerei già in armi.
Maschi che usano il bene comune della libertà, per asservire e concedersi licenze di ogni sorta.
Maschi che non possono stare senza sconfitti, vittime e clientele.
Maschi che non sanno che cosa sia il senso di colpa, che confondono la tragicità dell’esistenza con un’occasione vantaggiosa persa.
Maschi che se la prendono con le donne, tanto in affari quanto in amore.
Maschi che rimpiangono di non essere stati maschi fino alla fine, rallegrandosi di non essere riusciti a diventare uomini, una specie minoritaria che disprezzano e li inquieta.
Maschi che hanno sempre bisogno di una corte, di paggi e giullari, di squadre o comitive per allontanare da sé l’angoscia della solitudine.
Maschi che hanno insegnato alle donne pessime abitudini, che si lamentano di averle per concorrenti migliori di loro e più temibili.
Maschi che, per il solo fatto di essere tali, si arrogano il diritto di abusare di tutto ciò, e di chiunque, li attragga e li alletti.

Duccio Demetrio, L’interiorità maschile

In questo capitolo si farà riferimento al lavoro di David Buchbinder, la sua ricerca è incentrata sulle rappresentazioni culturali degli uomini, sul problema delle mascolinità e delle sessualità maschili.

Prima di parlare della famigerata crisi maschile sarebbe bene esaminare l’identità maschile. Ma, l’identità o le identità? Qualche decennio fa parlare al plurale di maschilità sarebbe stato impensabile. La maschilità era la normatività, la naturalità, l’universalità, e a maggiore conferma di ciò, era soltanto una e unitaria. Tutti coloro si muovono all’interno dell’infinita area dei men’s studies, adottano quasi all’unanimità il plurale quando si parla di maschilità.

Negli ultimi decenni, inoltre, il mistero maschile viene affrontato come un problema da risolvere, a prova di ciò un fiorire di articoli, libri, programmi radiofonici e televisivi, eccetera.

Non si sente parlare d’altro – sia da parte dei mass-media sia da parte di illustri studiosi – che dello stato di salute della maschilità: il maschio è in crisi.

Non è immediato, nella nostra epoca, abbinare banalmente un maschio eterosessuale con l’aggettivo mascolino, rispetto all’abbinare banalmente un maschio omosessuale con l‘aggettivo effeminato o non-virile. Il machismo, qui inteso come mascolinità aggressiva o iper-mascolinità, non è più una figura appannaggio del solo mondo eterosessuale maschile. Negli anni Ottanta, infatti, era di gran moda nel mondo omosessuale maschile avere un aspetto da macho: corpi muscolosi e perfetti.

Anche l’avvento dell’uomo new age, ha fatto la sua parte nella decostruzione dell’immagine univoca dell’uomo virile e ha continuato a creare confusione su ciò che si possa definire virile e cosa no. L’uomo new age si propone come un uomo più gentile e meno aggressivo, più in armonia con la terra e la natura, meno convinto dell’autorità e della giustezza della logica maschilista tradizionale, ma soprattutto più disposto ad abbracciare nuovi modi di pensare, è un uomo che dà il giusto peso ai propri sentimenti e, dal punto di vista delle emozioni, si rivela aperto agli altri.

Questi nuovi modelli, molto lontani da quelli tradizionali a cui siamo ancora abituati a pensare, ci fanno riflettere sulla possibilità di pensare diverse maschilità a sfavore di una, unica e sola maschilità.

«Sebbene sia la mascolinità sia la femminilità siano comunemente considerate come qualità innate degli uomini e delle donne, sarebbe più esatto dire che maschile è ciò che gli uomini, nella loro immensa varietà, fanno, così come femminile è ciò che le donne fanno, piuttosto che ciò che gli uomini e le donne sono.» [6]

La virilità non è un dato inscritto geneticamente nel corpo degli uomini, se così fosse, non sarebbe di certo necessario ripetere ai bambini che piangere è roba da femminucce, né sarebbe necessario, in adolescenza, sottoporsi a dure prove – sia a livello fisico sia a livello emotivo – che ci offrono la parvenza di poter diventare veri uomini. Diventare veri uomini, insomma, necessita di un aiuto esterno, senza il quale tale processo non può essere portato a compimento. Il comportamento maschile, l’essenza virile, è dunque un comportamento appreso, non innato, un’essenza paradossalmente appresa.

Note:
[6] David Buchbinder D., Sii uomo. Studio sulle identità maschili, Mimesis, Milano, 2004, p. 26

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

Articolo successivo: Sul Maschile #4 Identità maschili e crisi / 2
Articolo precedente: Sul Maschile #2 Essere Maschi, diventare Uomini
Tutti gli articoli Sul Maschile

Sul Maschile” è una raccolta di estratti dalla mia Tesi di Laurea Magistrale:

Sul Maschile

L’approccio socioculturale come metodo di prevenzione e trattamento dei comportamenti maschilisti

 

Consultorio Maschile @ CoMa onlus
Via Trento, 39 – Nuoro
370 110 3121 (anche WhatsApp)
consultoriomaschile@gmail.com
facebook @ comaonlus

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: