Sul Maschile #2 Essere Maschi, diventare Uomini

Prima Parte: Essere Maschi, diventare Uomini

Forse gli uomini avranno bisogno per molto tempo di una specie di educazione compensatoria per tutti i vuoti lasciati dalla loro educazione come maschi.
Adrienne Rich, Nato di donna

Maschi non si nasce, si diventa. Così ci suggerisce lo psicoanalista Claudio Risé, alla luce di un’esperienza decennale di studi e di pratica intorno alla figura maschile e paterna. In questo capitolo, si farà riferimento al suo testo “Essere uomini”, per tracciare una prima figura della maschilità (perduta) nell’epoca del consumo di massa.

Quando nasce il maschio? Dobbiamo tornare indietro nel tempo, almeno fino all’età della pietra, quando mani antiche, immerse in riti ancestrali con i quali abbiamo perso ogni contatto, tracciavano sulle pareti delle grotte – primitive cattedrali – il simbolo del maschio: il segno del Fallo.

Dove ritroviamo questo simbolo nell’epoca moderna? Forse nelle torri spaziali ad opera di architetti (maschi) visionari, nuovi sciamani, le quali svettano dominanti nelle metropoli ipermoderne.

Le architette (femmine) sognano e progettano ponti?

Mentre il maschio ha perso il suo simbolo, la femmina l’ha ritrovato, facendosi donna. Recuperato l’antico sacro emblema dello yoni: il simbolo della Vulva, ne ha fatto l’emblema del divenire donna, della lotta, dell’emancipazione: del femminismo, marciando “nelle strade delle capitali con le dita congiunte a ripetere l’antico segno” [1].

Il Fallo è diventato, invece, il simbolo della prepotenza, dell’arroganza, della prevaricazione, della violenza o, tutt’al più, un oggetto ridicolo. Perduta la sua segnaletica, il maschio, ha perso la strada.

La forza psichica del simbolo fallico “rappresenta energia gettata, donata, sparsa senza calcolo” [2] che mal si concilia con l’homo consumens [3] che cerca (ci riesce?) freneticamente di disfarsi di tutti i suoi simboli, in primis il proprio specifico e più potente [4]: il Fallo, in modo da potersi dedicare completamente ai propri interessi (consumistici).

I simboli cedono il passo ai segni, immagini più veloci e immediate (in mediatius, senza la mediazione di qualcosa o qualcuno) e pertanto facilmente modificabili e sostituibili prontamente a seconda delle esigenze del mercato.

Il simbolo (syn ballo, tengo insieme), tiene insieme, in un continuo equilibrio precario, una congiunzione di opposti, senza che mai una parte prevalga sull’altra: la cultura sulla natura, il corpo sulla mente, la fabbrica sulla foresta.

«Così il Fallo simbolo del maschile, è appoggiato, nelle sculture rupestri, alla terra, femminile; tende al cielo, nella dimensione verticale, maschile, e poggia sul corpo, che viene dalla madre.» [5]

Note:
[1] Claudio Risé, Essere uomini. La virilità in un mondo femminilizzato, Red Edizioni, Como, 2000, p. 27
[2] Risé, 2000, op. cit, p. 28
[3] Mutuo questa locuzione da Zygmunt Bauman per riferirmi all’essere umano contemporaneo.
[4] Il più potente all’interno del mondo maschile ma non in assoluto fra i due mondi sessuali.
[5] Risé, 2000, op. cit, p. 29

Dr Stefano Decandia / Assistente Sociale / Consultorio Maschile @ CoMa onlus

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L’approccio socioculturale come metodo di prevenzione e trattamento dei comportamenti maschilisti

 

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